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angle-left Allarme Clepa: “L'elettrico può costare mezzo milione di posti di lavoro”
Allarme Clepa: “L'elettrico può costare mezzo milione di posti di lavoro”
9/12/2021

L'indagine condotta dai fornitori dell'automotive insiema a PwC

Clepa (European Association of Automotive Suppliers), l’associazione europea che rappresenta i fornitori dell'industria automobilistica ha pubblicato uno studio che dà nuove proiezioni sulla portata occupazionale dei veicoli elettrici. Commissionata a PwC Strategies & Consultants, l’indagine stima fino a una perdita di mezzo milione di posti di lavoro in tutta l’Unione Europea.

"L'attuale proposta Fit-for-55 – si legge nel report di Clepa –  per gli standard sulle emissioni di CO2 per auto e furgoni prende in considerazione solo le emissioni provenienti dal tubo di scappamento del veicolo, ignorando quelle relative alla produzione o ai combustibili che utilizzano, compreso il modo in cui viene generata l'elettricità”. Con una strategia meno radicale, invece, che comprenda anche tecnologie ibride, per esempio idrogeno verde e combustibili rinnovabili, entro il 2030 sarebbe possibile ridurre le emissioni di CO2 del 50%”.

L'analisi, condotta sulla base delle risposte a 199 questionari e su 33 interviste, rivela come già il 70% dei posti di lavoro, circa 360mila, rischi la soppressione nel quinquennio 2030-2035. Il dato è solo in parte bilanciato della potenziale creazione di nuova occupazione entro il 2040 nella catena di produzione elettrica, inclusa la filiera europea legata alle batterie, che però resta ancora potenziale. In questo caso, si parla di 226mila nuovi addetti, con un saldo negativo complessivo di 275mila occupati.

In caso di approccio misto, in Italia gli occupati passerebbero dai 74mila del 2020 ai 77mila del 2040. Mentre, con la sola opzione elettrica scenderebbero addirittura a 15mila. In nessuno degli altri sette Paesi presi in esame la contrazione sarebbe così importante. In Francia, anzi, con i soli veicoli elettrici gli addetti passerebbero da 28.000 a 31.000. A giudizio degli estensori dello studio l'approccio misto permetterebbe di “mantenere l'occupazione e creare valore aggiunto”.

L'allarme della filiera europea della fornitura – che ricorda di valere il 60% dell'occupazione manifatturiera dell'automotive in 13 degli stati membri (fra cui Germania, Spagna e Francia) – riguarda le ripercussioni economiche. La Clepa spiega che a differenza delle case automobilistiche, i propri associati, per lo più piccole e medie imprese (che a livello assoluto rappresentano il 99% dell'intero tessuto produttivo comunitario) non hanno la stessa facilità di modificare i modelli di business e di accesso ai capitali. E, soprattutto, incontrano maggiori difficoltà nel compensare le perdite legate al giro d'affari connesso ai powertrain perché hanno accordi a lungo termine con i costruttori.

Sempre secondo lo studio, il 70% del giro d'affari che dipende dai motori elettrici deriverà dalla lavorazione delle batterie, dalla produzione di celle, dai moduli e dall'assemblaggio degli accumulatori. Non sorprende che i fornitori dislocati nell'Europa orientale siano ancora molto più orientati alle tecnologie legate ai motori a combustione interna.