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Ariotti a L'Eco di Bergamo: "Fondi europei cruciali"
12/10/2020

Dopo un forte calo della produzione nei primi sette mesi del 2020 (-28,5% rispetto allo stesso periodo del 2019), le fonderie italiane riprendono fiato con un inizio d'autunno che fa segnare un confortante rimbalzo. Le prospettive per i prossimi mesi restano però incerte, prima di tutto a causa della scarsa visibilità degli ordini, che - come rileva l'ultima indagine trimestrale realizzata dal Centro Studi Assofond - si colloca al di sotto dei due mesi.

«I primi sette mesi dell’anno segnano naturalmente un pesante passivo rispetto allo stesso periodo del 2019 ha dichiarato il presidente di Assofond Roberto Ariotti a L'Eco di Bergamo – con la produzione delle fonderie in calo del -28,5%. Si tratta, però, di un dato solo di poco peggiore rispetto a quello della fonderia tedesca (-27,5%) e migliore di Francia (-30,6%) e Spagna (-31,3%).

Oggi posso dire che stiamo vivendo una fase di rimbalzo, forse anche inaspettato. Settembre ha visto, in linea generale, un buon recupero in fatto di utilizzo della capacità produttiva. Le prospettive per la fine dell’anno sono pertanto migliori rispetto a quelle che ci immaginavamo a luglio, anche se la visibilità degli ordini è molto bassa.

Dobbiamo poi, inevitabilmente, rivolgere la nostra attenzione a quello che sarà il tema principale dei prossimi mesi: l’allocazione dei fondi che riceveremo dall’Europa nell’ambito del piano Next Generation EU. Il nostro punto di vista è chiaro, e lo esporremo presto alle istituzioni. Si basa su tre principi: innovazione, con un piano “industria 5.0” volto ad accelerare la trasformazione digitale della nostra industria. Formazione, perché alle imprese serve e servirà sempre di più nuovo personale con solide competenze tecniche e risorse per riqualificare quello già attivo in azienda. Transizione, perché gli obiettivi sfidanti del Green Deal Europeo possono essere raggiunti solo con la tecnologia e la capacità d’investimento dell’industria, che deve essere messa nelle condizioni di lavorare per la decarbonizzazione e lo sviluppo di nuove tecnologie più efficienti e sostenibili. Le fonderie, in quest’ottica, sono dei formidabili facilitatori della transizione, dato che realizziamo, fra l’altro, componenti indispensabili per produrre energia rinnovabile, o per mettere sul mercato mezzi di trasporto meno inquinanti. Il tutto utilizzando in larga parte materiali riciclati».