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angle-left Brexit: in caso di no deal export italiano a -12,1%
Brexit: in caso di no deal export italiano a -12,1%
21/10/2020

Hard Brexit vuol dire tempi duri. Soprattutto per il made in Italy. Manifatturiero italiano e britannico sono fortemente integrati e, in caso di no deal, entrambi i mercati ne farebbero le spese.
A dirlo è un recente rapporto di Sace-Simest, secondo il cui centro studi i prodotti italiani subirebbero una contrazione del 12,1%, a causa delle barriere tariffarie introdotte, anziché crescere del 5,3% come atteso in caso del raggiungimento di un accordo commerciale tra le parti.
Risale ormai a quattro anni fa il referendum che ha decretato una rottura storica tra le due sponte della Manica. A inizio di quest’anno, con l’avvento del Governo Johnson a Londra, ci si era illusi in un compromesso tra le parti. Chiaro il fatto che Londra ormai non volesse tornare sui propri passi, almeno si era confidato in un atteggiamento di collaborazione.
Poi è arrivata la pandemia e, di conseguenza, la Brexit è passata in secondo piano. Tuttavia, per quanto la data prevista per l’entrata in vigore delle nuove relazioni, il primo gennaio 2021, sia alle porte, Ue e Regno Unito non paiono decisi a chiudere la partita. I primi a farne le spese, si sa, saranno i cittadini europei residenti in Gran Bretagna. Adesso però, con imbarazzante ritardo, emerge anche il problema dei comparti produttivi. Meccanica strumentale, mezzi di trasporto, apparecchi elettrici ed elettronici sono tra i prodotti più a rischio, sottolinea ancora l’analisi di Sace. Questi infatti registrerebbero una contrazione simile a quella attesa per il 2020, pari a -27,6%.
Il pesante calo andrebbe a gravare su un export dall’Italia al Regno Unito già provato dalla contrazione dell’inizio di quest’anno – fisiologica visti gli ottimi ma anomali risultati ottenuti nel 2019 – e poi dallo shock economico da Covid-19. Il fondo è stato toccato nel mese di aprile, quando le vendite italiane oltreconfine hanno registrato un -41,5%.
Nuove barriere tariffarie, contrazione della domanda interna inglese e deprezzamento della sterlina sarebbero le cause della perdita prevista. Con il no deal, ci sarebbe l'adozione di un dazio medio sui prodotti europei del 3,3%, senza nessuna nuova barriera non tariffaria (mentre l'Ue introdurrebbe un dazio medio del 3,1% e barriere non tariffarie equivalenti in termini di dazi all'1,4%). Questo provocherebbe un crollo della fiducia a Londra che si ripercuoterebbe sull'andamento del mercato azionario e, appunto, della produzione industriale.