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Crescita a doppia cifra per le macchine utensili nel primo semestre 2021
13/07/2021


Colombo (Ucimu): «Ottimisti, ma avanti con gli incentivi di Transizione 4.0 e supporto all’export»

Per i produttori italiani di macchine utensili il primo semestre 2021 è stato ricco di soddisfazioni. La crescita del portafoglio ordini dell’88,2% va a compensare, almeno in termini morali, l’anno nero del 2020. Tuttavia, affinché si mantenga questo trend, è necessario prolungare gli incentivi di Transizione 4.0 e puntare su formazione e supporto all’export.
È quanto emerge dall’assemblea Ucimu, durante la quale la Presidente, Barbara Colombo, ha fatto il punto della situazione sottolineando il contenimento nel corso del 2020 del calo della produzione, frenato «al 20% in meno rispetto all’anno precedente», situazione che ha permesso all’Italia «di fare meglio dei nostri competitor quali Germania e Giappone».
Il clima di fiducia che sta segnando il 2021 però, se da un lato è sostenuto dall’iniezione di fondi prevista con il Pnrr, dall’altro rischia di essere compromesso dal caro materie prime. La presidente Colombo ha segnalato infatti che i produttori di macchine utensili prevedono di tornare ai livelli pre-pandemia nel 2022, ma l’incognita delle materie prime e la scarsità di componenti elettronici possono bloccare questo ciclo positivo degli investimenti, soprattutto sul mercato domestico, dove gli incentivi 4.0 stanno dando buoni frutti. «Le macchine utensili sono tecnologie abilitanti la trasformazione dei processi produttivi, sono il primo fattore per l’innovazione delle fabbriche ed è necessario che questo processo prosegua in futuro», ha analizzato Colombo.
Un plauso particolare è stato rivolto dal settore al rinnovo della Sabatini, il cui rifinanziamento resta determinante per il processo di innovazione del settore. 
Sempre sul fronte degli incentivi, Ucimu ha chiesto di prolungare e semplificare il credito di imposta per la formazione, evidenziando l’importanza di inserire in azienda giovani preparati. I dati dicono che nel 2020-2021 sono stati 831.000 gli studenti iscritti ad un istituto tecnico, pari al 30% del totale degli alunni delle scuole secondarie, 18.000 gli iscritti nei 110 ITS: «Troppo pochi per rispondere alle esigenze del mercato», ha constatato Colombo.