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DL Aiuti, Confindustria in audizione alla Camera
25/05/2022

Sul tavolo Pnrr, cuneo fiscale ed energie rinnovabili

Il Direttore Generale di Confindustria, Francesca Mariotti, è intervenuta in audizione presso la Commissione riunita di Bilancio e Finanze della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame del disegno di legge di conversione del decreto n. 50 del 2022, recante misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti.

Lo shock dei prezzi energetici continua a minare le prospettive di crescita

Il Decreto Aiuti si inserisce in un momento di grande incertezza per il potere d’acquisto delle famiglie e la capacità produttiva delle imprese. Le conseguenze della crisi vanno ben oltre la portata diretta delle sanzioni e investono tutti gli aspetti dell’ecosistema imprenditoriale. Le catene globali del valore sono state travolte e, prima che il mercato possa ricostruirle, occorrerà del tempo. Gli enormi rincari di materie prime ed energia stanno impattando sui costi delle imprese, in Italia ancor più che negli altri paesi europei, assottigliando i margini, in alcuni casi fino a zero. Secondo le stime del nostro Centro Studi, a causa del balzo dei prezzi, i costi energetici della manifattura italiana sono cresciuti di 27 miliardi di euro rispetto al periodo pre-crisi (+68 miliardi nell’intera economia).

Necessità di scelte lungimiranti, anche a livello europeo, e rilancio della spinta riformistica

Confindustria evidenzia il bisogno di risposte lungimiranti, per alleviare l’impatto della crisi e dare futuro alle nostre imprese. È compito delle classi dirigenti, e in primo luogo della politica, disegnare una rotta per il cambiamento: l’insieme di regole che hanno governato la globalizzazione, creando nel tempo un pianeta più prospero ed avanzato, sono sottoposte a uno stress dal quale usciranno profondamente mutate. Probabilmente essa sopravviverà anche a questa crisi, ma cambierà pelle, come già avvenuto in passato, per cui sta alla politica guidare i nuovi scenari.

A livello europeo, un segnale positivo è arrivato con la recente proposta della Commissione UE riguardante il Repower EU, i cui articolati contenuti ci riserviamo di approfondire per esprimere un giudizio.

A livello nazionale, il Governo e il Parlamento hanno senza dubbio messo in campo una quantità di risorse importanti per fronteggiare l’eccezionalità della crisi. Tuttavia, i circa 30 miliardi stanziati da gennaio a oggi sono stati destinati quasi del tutto a mitigare gli effetti dell’emergenza per i primi sei mesi del 2022, sul presupposto che a partire dall’estate la situazione economica si normalizzi. Condizione, quest’ultima, che però sappiamo già non potrà avverarsi.

Tale incertezza, considerate le fisiologiche esigenze di programmazione dell’attività d’impresa, rischia di vanificare la stessa efficacia delle risorse finora stanziate. Per questo, riteniamo sia essenziale costruire una visione complessiva che, in stretta connessione con l’Europa, persegua almeno 4 obiettivi fondamentali: garanzia degli approvvigionamenti energetici e sviluppo delle fonti rinnovabili; misure di compensazione per lo shock dei prezzi energetici; realizzazione delle riforme previste dal PNRR; riduzione del costo del lavoro.

Registriamo anche un rallentamento nella tensione riformistica collegata al PNRR, favorito da interessi di parte e molto lontano dall’interesse generale del Paese.

Non si tratta solo di approvare le norme nei tempi previsti dal Piano, ma anche di dotarle di una qualità all’altezza dei temi affrontati e di preoccuparsi - già in sede parlamentare - della loro concreta implementazione. Ciò richiede un alto senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche e sociali, che dovrebbero assumersi la paternità del percorso riformatore, pur nel confronto dialettico tra opinioni e soluzioni differenti.

DL Aiuti: interventi ancora di natura congiunturale, ma su rinnovabili bene le semplificazioni per diversificazione delle fonti. Occasione mancata per revisione tassazione extra-profitti

In linea con i precedenti interventi, il DL Aiuti è connotato ancora da misure di breve respiro, sebbene si intravedano primi elementi strategici sul fronte energetico.

In questo senso, positivi gli interventi in materia di rinnovabili, in particolare per la semplificazione delle procedure autorizzative e per l’individuazione delle aree idonee. Si tratta di interventi che determinano le condizioni per facilitare, stavolta in via strutturale, il processo di diversificazione delle fonti e i relativi investimenti. In questa cornice riteniamo fondamentale velocizzare le procedure per la bonifica dei siti contaminati, in modo da consentire investimenti sui territori oggi bloccati da norme e procedure non al passo con i tempi, che rischiano di vanificare gli strumenti di supporto agli investimenti sui territori.

Da segnalare anche il potenziamento dei crediti d’imposta per imprese energivore e gasivore, sebbene si confermi la natura congiunturale di tali interventi e non manchino criticità applicative. Limitata a un innalzamento dell’aliquota, invece, la modifica al contributo straordinario sugli extra-profitti del settore energetico, la cui disciplina è ancora bisognosa di incisivi interventi diretti a individuare in modo corretto gli extra-profitti e a intercettare esclusivamente le imprese che li hanno conseguiti.

Sulla nuova misura a sostegno degli autotrasportatori inserita nel DL segnaliamo che, pur condividendone la finalità, essa è basata su una discriminazione, in quanto l’agevolazione per l’acquisto del carburante è riconosciuta solo al trasporto stradale di merci, mentre restano esclusi i settori del trasporto passeggeri.

Continuano ad essere assenti interventi strutturali, in particolare su cuneo contributivo

Sul fronte del sostegno alla ripresa, si segnala il potenziamento per il 2022 dei crediti d’imposta beni immateriali e formazione 4.0, nonché l’inserimento di misure a sostegno dell’internazionalizzazione e il rifinanziamento del fondo IPCEI che rappresenta sicuramente un risultato positivo, ma non sufficiente per finanziare tutti i progetti già in lavorazione.

Positiva l’introduzione di Patti territoriali dell’alta formazione per le imprese volti a promuovere l'interdisciplinarità dei corsi di studio e la formazione di profili professionali innovativi e altamente specializzati che possano soddisfare i fabbisogni espressi dalle filiere produttive nazionali.

Sul capitolo lavoro, invece, gli interventi non sono in linea con l’esigenza di un taglio strutturale del cuneo contributivo. Come noto, Confindustria sostiene da tempo e nelle scorse settimane ha presentato una proposta di taglio del cuneo contributivo, concentrato sulle fasce a basso reddito, per  due terzi a vantaggio dei lavoratori e per un terzo a favore dei datori di lavoro. Infatti, i rincari dei prezzi dell’energia e delle altre materie prime, oltre a ridurre i margini delle imprese, rendendo in alcuni casi non più conveniente produrre, stanno erodendo il potere d’acquisto delle famiglie. Pertanto, il taglio del cuneo contributivo consentirebbe di agire in chiave congiunturale per mitigare gli effetti dei rincari, ma avrebbe anche un importante impatto strutturale sulla competitività delle imprese, perché avvicinerebbe il livello del cuneo fiscale e contributivo, ora molto più elevato in Italia, alla media europea. Il DL si limita, invece, a introdurre un sostegno “una tantum” di 200 euro a favore di lavoratori dipendenti, pensionati e altre categorie entro determinate soglie reddituali (35.000 euro) e al rispetto di specifiche condizioni.

Sul sostegno alla liquidità, il DL punta sulle garanzie pubbliche, ma le scelte compiute non appaiono del tutto soddisfacenti, in quanto hanno una portata ben inferiore rispetto alle esigenze dettate dall’emergenza e alle possibilità consentite dal Quadro europeo in materia di aiuti.

Infine, alcune misure riguardano il tema dei prezzi nell’esecuzione di contratti pubblici di lavori. In merito, esprimiamo forte preoccupazione per l’assenza di un meccanismo di compensazione dei prezzi per i contratti pubblici anche per servizi e delle forniture, più volte sollecitato da Confindustria. La conseguenza è il rischio di un brusco arresto di importanti segmenti del mercato degli appalti pubblici, che potrebbe impattare negativamente sul Paese, anche per il rallentamento dei progetti previsti dal PNRR.