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Ariotti ai media: "Per le fonderie è allarme caro materie prime"
28/01/2021

I costi sono saliti alle stelle. Inevitabili ripercussioni sui prezzi dei prodotti finiti 

Fra fine 2020 e inizio 2021 il mercato delle materie prime per le imprese di fonderia (rottame e ghisa in pani per le fonderie di metalli ferrosi, lingotti in leghe di alluminio e metalli leggeri per quelle di metalli non ferrosi) ha fatto registrare forti aumenti che, nel breve volgere di qualche settimana, hanno toccato la doppia cifra.

La crescita, più vigorosa di quanto fosse possibile prevedere, sta creando grossi problemi al settore, come ha dichiarato ai media il presidente di Assofond, Roberto Ariotti«L’andamento dei costi delle materie prime è davvero preoccupante e ci sta creando non poche difficoltà. La dinamica, per certi versi, è simile a quella che abbiamo sperimentato durante la crisi finanziaria del primo decennio di questo secolo: nel 2008 i prezzi delle materie prime sono più che raddoppiati in pochi mesi, per poi rientrare ai livelli di partenza altrettanto rapidamente. All’epoca si trattò di una bolla, come si scoprì in seguito, mentre oggi abbiamo delle motivazioni legate all’economia reale. Da un lato, il lockdown della primavera 2020 ha ridotto drasticamente la produzione di materie prime come la ghisa in pani; dall’altro, la crisi del settore dell’auto ha altrettanto drasticamente determinato un forte calo nella raccolta del rottame. A partire dai mesi estivi, la rapida ripresa dell’attività siderurgica e metallurgica in Cina e negli Stati Uniti ha drenato rapidamente quel poco che era rimasto sul mercato, determinando così uno squilibrio fra domanda e offerta che ha portato alla situazione attuale».

«Le nostre imprese – ha proseguito Ariotti – sono fornitori strategici di alcuni fra i principali gruppi della metalmeccanica mondiale: pensiamo alle case automobilistiche, alle multinazionali del settore energia, o ancora ai grandi cantieri navali, i costruttori di aeroplani o di macchine agricole. È chiaro che non possiamo assorbire il peso di aumenti così ingenti e che, se la dinamica sarà confermata, il prezzo dei nostri prodotti dovrà giocoforza aumentare».

La dichiarazione del presidente è stata ripresa da numerosi media nazionali e locali: gli articoli sono scaricabili dai link di seguito.
 

Rassegna stampa

Ansa
Adnkronos
Giornale di Brescia
Bresciaoggi
Il Giorno
siderweb
 

Gli ultimi dati sui prezzi delle materie prime

I rincari, secondo quanto rileva ogni due settimane la Camera di Commercio di Milano, sono stati ingenti: basti pensare che la quotazione della ghisa da affinazione è passata da una media di 319 euro la tonnellata rilevata a settembre 2020 ai 493 euro rilevati il 22 gennaio (+55%) mentre per quanto riguarda il rottame, il lamierino in pacchi è passato dai 303 euro di inizio settembre ai 395 di fine gennaio (+30%).

Analogamente al comparto dei metalli ferrosi, anche i non ferrosi (soprattutto alluminio, rame, zinco, nichel) nel corso del 2020 hanno sperimentato una fase di fortissima effervescenza, che ha spinto le quotazioni verso livelli record. A colpire particolarmente è la dinamica dell’alluminio secondario. A inizio gennaio le quotazioni al London Metal Exchange (LME) dell’alluminio secondario hanno superato i 2.000 $/tonnellata, con un balzo pari a quasi l’80% rispetto ai minimi dello scorso marzo-aprile. Dietro questa impennata c’è la ripresa dell’attività industriale cinese, che ha prodotto una crescente domanda di alluminio da rottame: «In Cina – prosegue Ariotti – sono in vigore forti restrizioni sulle importazioni di rottame e scarti, che hanno fatto crescere a dismisura l’import di alluminio da rottame, ovvero le leghe di alluminio secondario. Da qualche mese, tuttavia, si nota anche un forte approvvigionamento di rottame da parte di trader asiatici, che evidentemente hanno trovato il modo di farlo arrivare nonostante i divieti. Ne consegue quindi un disagio per l’approvvigionamento interno, con una condizione di squilibrio fra domanda e offerta del rottame e prezzi più elevati per il secondario».

Anche le quotazioni LME di zinco, rame e nichel hanno raggiunto tassi di crescita superiori al 60%: dopo il ridimensionamento di inizio 2020, che ha coinvolto tutti e tre i metalli in questione, la ripresa dell’economia cinese ha spinto le loro quotazioni su livelli record: il rame è passato da circa 4.600 $/t di marzo a oltre 8.100 $/t di inizio 2021 (+76%); lo zinco dai minimi di marzo intorno ai 1.700 $/t ha superato i 2.800 $/t (+60%) e il nichel dagli 11.000 $/t di marzo ha superato i 18.200 $ a inizio anno (+66%).