Indietro L'industria fusoria europea fa squadra a Verona: Chiara Danieli confermata alla guida della EFF

L'industria fusoria europea fa squadra a Verona: Chiara Danieli confermata alla guida della EFF
21/09/2026

Ospitato da Assofond, il Council Meeting ha riunito le associazioni nazionali per fare il punto sulla crisi della manifattura. Rinnovato il mandato al board: la Federazione consolida il suo ruolo in prima linea a Bruxelles sui grandi dossier tecnici e normativi

Si è tenuto l'11 e 12 settembre 2026, nella cornice di Villa Quaranta (Verona), il meeting annuale della European Foundry Federation (EFF). L'evento, organizzato quest'anno da Assofond in qualità di membro ospitante, ha rappresentato un crocevia fondamentale per il futuro della rappresentanza del comparto fusorio continentale.

Rinnovati i vertici: un premio al "cambio di marcia"
Il momento centrale della vita associativa ha visto l'assemblea rinnovare la propria fiducia a Chiara Danieli, rieletta all'unanimità Presidente di EFF per un secondo mandato triennale. Insieme a lei è stato confermato alla guida della Federazione il board direttivo composto da Fabio Zanardi, Ignacio De la Peña, Clemens Kuepper, Witold Dobosz e Mehmet Rıfat Özalp. Novità invece per la vicepresidenza: nel rispetto della rotazione annuale tra le associazioni membro, per il 2027 la carica sarà affidata al Belgio e ricoperta da Hans Vercruysse. A supportare i vertici proseguirà il fondamentale lavoro operativo della Segretaria Generale Ainhoa Ondarzabal.
Una riconferma che rappresenta un chiaro mandato di continuità e un premio per la profonda metamorfosi organizzativa vissuta dall'associazione nell'ultimo anno e mezzo. Di fronte alla "tempesta perfetta" dei rincari energetici, della concorrenza asiatica e del peso della burocrazia, la EFF ha infatti consolidato la propria struttura operativa a Bilbao, trasformandosi in una voce attiva e autorevole capace di sedersi direttamente ai tavoli della Commissione Europea e del Parlamento UE.

La politica industriale: «Senza produzione, niente autonomia»
Il meeting scaligero è stato l'occasione per un serrato dibattito strategico sulla sopravvivenza della manifattura in Europa, culminato in una tavola rotonda di alto profilo. Nel suo intervento, la Presidente Chiara Danieli ha lanciato un monito inequivocabile: «In Europa si è finalmente capito che la reindustrializzazione è la precondizione per preservare la nostra libertà. Ma senza produzione non esiste alcuna autonomia strategica: esiste solo una dipendenza mascherata». Un allarme condiviso dagli ospiti istituzionali. Sandra Parthie (Presidente del Gruppo Datori di Lavoro del CESE) ha ricordato il divario di investimenti privati necessari per la transizione – stimati in ben 1.000 miliardi di euro all'anno – puntando il dito contro l'eccessiva pressione burocratica. Le istanze delle imprese sono state poi raccolte dall'eurodeputato Paolo Borchia (Coordinatore commissione ITRE), che ha ribadito la necessità di superare l'approccio ideologico delle norme comunitarie per evitare la fuga degli investimenti fuori dall'Europa.

I dossier aperti: la battaglia sui tavoli tecnici
A preoccupare le fonderie (un settore che in Europa conta quasi 4.000 aziende e 200.000 lavoratori diretti) sono soprattutto le scadenze legislative. I gruppi di lavoro tenici EFF, coordinati dagli esperti delle associazioni nazionali, hanno illustrato lo stato dell'arte e l'intensa azione di lobby avviata a Bruxelles. Tra i dossier prioritari su cui la Federazione sta operando spiccano:

  • Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism): l'azione di lobbying della EFF ha ottenuto l'ampliamento a valle della misura, con l'introduzione nel perimetro di 42 nuovi codici doganali. I getti importati sotto queste codifiche saranno così soggetti al CBAM a partire dal 2028. Resta aperto il delicato fronte dell'esclusione della ghisa in pani, dei lingotti di alluminio e delle ferroleghe, chiesta a gran voce dalle fonderie: per il momento gli emendamenti volti a modificare il meccanismo non sono stati accolti, ma il lavoro prosegue nelle prossime fasi di revisione previste dalla normativa. 
  • La riforma dell'ETS: per correggere i tagli del 42% sulle quote gratuite e proporre benchmark emissivi che siano tecnicamente ed economicamente realizzabili.
  • L'Industrial Accelerator Act e le norme ambientali: per garantire che le fonderie vengano esplicitamente riconosciute tra i settori strategici europei e per snellire gli oneri burocratici per le PMI.

La due giorni di Verona si è chiusa lasciando alle associazioni una road map chiara e rinnovata compattezza. Per affrontare un orizzonte legislativo sempre più complesso e difendere le filiere della mobilità, dell'energia e della difesa, l'industria fusoria del continente dovrà continuare a parlare con una sola, forte voce. Il prossimo appuntamento per tracciare il bilancio di questo intenso lavoro è fissato per il Council del prossimo anno a Bruxelles.