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L'industria italiana resiste, ma l'energia è carissima
22/06/2022

Congiuntura flash del Centro Studi Confindustria

 

È uno scenario difficile quello in cui si muove l’economia italiana e che, secondo Confindustria, è destinato nei prossimi mesi a tradursi in Pil “molto debole”.

Un’incertezza cui si aggiunge un ennesimo elemento di rischio: l’annunciato aumento dei tassi di interesse.

L’ultima Congiuntura flash (Link) tratteggia un quadro di “dinamiche contrastanti”: da una parte il protrarsi della guerra in Ucraina che si trascina dietro i rincari materie prime e la scarsità dei materiali, con cui fanno i conti le imprese; dall’altro il calo dei contagi che potrebbe sostenere turismo e servizi, mentre invece l’inflazione frena i consumi delle famiglie. Una situazione che rende “molto incerto” l’andamento del Pil italiano nel secondo trimestre. Una previsione che il Csc non traduce in numeri, ma che contrasta con quella formulata a fine maggio dal Ministero dell’economia, che prospettava un secondo trimestre in “significativo aumento”. Conferma però la situazione di incertezza che ha già portato altri organismi a rivedere al ribasso le stime per l’anno in corso. Ultima in ordine di tempo la Banca d’Italia, che ha abbassato la previsione al +3% per quest’anno (dal 3,8% di gennaio). Prima lo avevano fatto l’Istat (+2,8%) e l’Ocse (+2,5%). Il Governo nel Def di aprile fissava l’asticella al +3,1%. Per i numeri ufficiali bisognerà però attendere: il dato preliminare dell’Istat è in calendario il 29 luglio.

Ma il Pil è solo la sintesi di un quadro tutto in salita. Se un po’ tutti dovremo fare i conti con l’energia carissima, l’industria è alle prese con dati contrastanti: da una parte calano fiducia e ordini, dall’altra l’indice Pmi scende ma resta in espansione e la resilienza della produzione rischia di non durare a lungo “perché i margini sono molto ridotti (in alcuni casi negativi)” per i rincari delle commodity. A tutto questo si aggiunge la minaccia derivante dalla svolta annunciata dalla Bce sui tassi: “dato lo stock di debito bancario di famiglie e imprese, un rialzo dei tassi si tradurrebbe in un pesante aumento degli oneri finanziari”, avverte Confindustria, che per le imprese stima 1,5 miliardi in più di interessi nel primo anno per ogni punto di aumento. E se i maggiori costi attesi spingessero famiglie e imprese a rimandare o ridurre consumi e investimenti, si rischia “un impatto diretto” anche sul Pil.