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angle-left Le previsioni di Confindustria: "Nel 2023 crescita zero"
Le previsioni di Confindustria: "Nel 2023 crescita zero"
11/10/2022

L'allarme lanciato con il nuovo rapporto del Centro Studi

 

Shock energetico e inflazione record pesano sulle prospettive di sviluppo economico. È quanto emerge dal rapporto di previsione d’autunno del Centro Studi della Confindustria (Csc), che parla di una crescita in frenata nel 2022, che diventerebbe pari a zero nel 2023.
 
Sono 110 i miliardi di euro che, in termini di costi in più, le imprese italiane dovrebbero sostenere a seguito della corsa dei prezzi del gas. Secondo gli economisti di Confindustria, l’incidenza dei costi energetici sul totale sale dal 4,6% al 9,8%, livelli insostenibili, ai quali corrisponde, nonostante un rialzo dei prezzi di vendita eterogeneo per settori, una profonda riduzione dei margini delle imprese.

Nello scenario base, ovvero quello in cui la Russia non si ritira dai territori ucraini occupati e non è previsto un razionamento del gas, il Csc prevede un incremento annuo del 3,4%, già più che acquisito a metà anno, che corrisponde a 1,5 punti percentuali in più rispetto allo scenario delineato in aprile. Tuttavia si stima una crescita nulla nel 2023 con una significativa revisione al ribasso rispetto allo scenario di aprile (-1,6 punti percentuali), che porta alla stagnazione in media d’anno.

Al contrario, nel caso in cui la Russia bloccasse del tutto l’erogazione di gas e il prezzo dovesse schizzare, si avvertirebbe una minore crescita annua del Pil dello 0,4% nel 2022 e dell’1,2% nel 2023, con un impatto cumulato pari a -1,5% nel biennio, che frenerebbe il mercato del lavoro con 294mila occupati in meno nel biennio.

Per la stima di Confindustria, ci sarebbe una carenza di offerta di gas in Italia pari a circa il 7% della domanda, con impatti rilevanti su attività e valore aggiunto specie nel settore industriale. Al contrario, nel caso in cui si riuscisse a imporre un tetto di 100 euro al prezzo del gas, il Pil guadagnerebbe l’1,6% nel biennio e l’occupazione crescerebbe di 308mila unità nello stesso periodo. Motivo per il quale il governo Draghi ha fatto la proposta nell’Ue.

A spiegare l’ampia revisione al rialzo della crescita nel 2022, secondo gli esperti di Confindustria, è il buon andamento dell’economia italiana fino a metà anno, soprattutto il secondo trimestre, quando il prodotto è salito al di sopra delle attese (+1,1%). La crescita acquisita del Pil italiano per il 2022, ovvero quella che si avrebbe se i prossimi trimestri dell’anno registrassero una dinamica nulla, è del +3,6%. Alla fine del primo trimestre era del +2,8%, mentre il trascinamento statistico da fine 2021 era del +2,6%. L’impatto sul Pil, pur ritardato di vari trimestri, si inizierà a materializzare prima della fine del 2022.

Secondo le previsioni degli industriali,  il terzo trimestre registrerebbe un rallentamento, anche fisiologico dopo il sorprendente secondo, mentre il prodotto scenderà tra il quarto trimestre del 2022 (-0,6%) e il primo del 2023 (-0,3%). Da un lato, infatti, si è esaurita la spinta legata al gap da colmare rispetto al pre-pandemia, ormai chiuso. Dall’altro lato, nel terzo e quarto trimestre del 2022 si manifesteranno pienamente gli effetti negativi dell’aumento dei prezzi dei prodotti energetici.

Per Confindustria, l’inflazione resterà a livelli record nel 2022 per poi scendere nel 2023. In media, si assesterà al +7,5% (da +1,9% nel 2021), con una revisione al rialzo di +1,4 punti rispetto allo scenario di aprile. Nel 2023, è attesa in discesa, ma ancora elevata, al +4,5% in media, per l’esaurirsi graduale dell’impatto del rincaro di petrolio e gas naturale sulla variazione dei prezzi al consumo energetici (calcolata sui 12 mesi). Si tratta, comunque, di una revisione al rialzo di +2,5 punti rispetto ad aprile.

L’impatto sui consumi a fine 2023 dovrebbero restare al 3% sotto i livelli del 2019. La spesa delle famiglie italiane dovrebbe crescere quest’anno del 3,1% (ma sotto l’acquisito al secondo trimestre, che è di +3,3%), dopo il rimbalzo del +5,2% nel 2021, per poi rimanere sostanzialmente piatta (-0,1%) nel 2023.

Consulta la "Sintesi e principali conclusioni" del Rapporto di previsione, qui in allegato.