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Report congiunturale Confindustria: lo scenario continua a deteriorarsi
energia confindustria clima economico
20/05/2026

Senza stop alla guerra e riapertura di Hormuz è in vista uno scenario recessivo

"Lo scenario continua a deteriorarsi", avverte il centro studi di Confindustria delineando congiuntura e previsioni economiche nella sua analisi mensile. "Il petrolio resta troppo caro, perché la tregua in Medio Oriente non ha riaperto Hormuz", e "con il prolungarsi di tale shock, si va ampliando il suo impatto: cresce l'inflazione anche in Italia, scende ancor più la fiducia delle famiglie e il calo si estende a quella delle imprese, rischia di bloccarsi il canale del credito. Perciò, sono a rischio frenata i consumi e i servizi, mentre l'unico driver per la produzione dell'industria restano, per ora, gli investimenti del Pnrr".

Gli economisti di viale dell'Astronomia rilevano nella loro analisi che la chiusura dello stretto di Hormuz, "con transito di navi ancora ai minimi, tiene alto il prezzo del petrolio Brent", a maggio poco sopra i livelli di aprile, mentre "si conferma che questa guerra, a differenza di quella in Ucraina, impatta meno sul prezzo del gas, che a maggio resta sotto il picco di marzo (53), ma su valori ben più alti rispetto a fine 2025".
Quanto all'inflazione, "in Italia l'atteso balzo dei prezzi al consumo si è avuto in aprile", mentre "i mercati si aspettano che la Bce inizi a giugno a rialzare i tassi ufficiali".
Possibile frenata in arrivo per gli investimenti che "sono ancora sostenuti in avvio di 2026 dal Pnrr. Tuttavia, i dati congiunturali evidenziano un indebolimento nei due mesi di guerra: nel primo trimestre sono calate le richieste di credito da parte delle imprese per finanziare investimenti, a causa dello scenario avverso e sebbene il tasso pagato finora non sia salito; in aprile, si è ridotta ancor più la fiducia delle imprese che producono beni strumentali".
La "fiducia in calo" delle famiglie comporta "rischi" di "un prossimo freno ai consumi, che non sono aiutati dal cuscinetto di extra-risparmio come nel 2022". L'industria "tiene" ma con un "peggioramento in vista: ad aprile il Pmi segnala una domanda più debole, confermata dal calo dei giudizi sugli ordini delle imprese, che fa peggiorare la fiducia, insieme alla riduzione delle attese di produzione dovuta alla guerra irrisolta".
L'export si mostra "resiliente": nei primi tre mesi del 2026 "le esportazioni italiane hanno continuato a crescere", ed  "a marzo, primo mese del conflitto in Iran, la crescita delle vendite si è consolidata, nonostante il crollo nel Medio Oriente (-52,5% tendenziale, da +15,2%), che per il momento è stato compensato dalla forte crescita in Svizzera (+84,6%), in Cina (+23,9%) e nei principali paesi Ue".
Quanto allo scenario globale, in Eurozona "industria debole, servizi in sofferenza"; l'economia Usa appare "indebolita"; la Cina "non rallenta",  a sostenerne la crescita "è soprattutto l'export".

L'indagine completa del Centro Studi di Confindustria è disponibile a questo link.