Assemblee nazionali

L'assemblea nazionale, organizzata annualmente, è il principale evento associativo di Assofond. Alla parte privata dell'assemblea si affianca solitamente un convegno pubblico durante il quale, grazie al contributo di relatori interni ed esterni all'associazione, vengono discusse tematiche di attualità e di interesse per il settore.

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Le fonderie fra ripresa e transizione. Assemblea generale 2021
22.10.2021
10:30 - 16:00

A oltre due anni dall’ultimo appuntamento, la comunità delle fonderie italiana è tornata a riunirsi in presenza in occasione dell’assemblea generale di Assofond, che si è tenuta venerdì 22 ottobre presso Villa Corte Peron a Marmirolo, in provincia di Mantova. Un’occasione per tornare a parlarsi di persona, confrontandosi sulle dinamiche attuali dei mercati, ma soprattutto per rinnovare le cariche associative.

Di seguito il racconto della giornata, mentre i video e le slide degli interventi e la restante documentazione sono disponibili per il download in calce al post.


ASSEMBLEA GENERALE, PARTE PRIVATA: FABIO ZANARDI ELETTO PRESIDENTE

Proprio l’elezione del nuovo presidente è stata al centro della parte privata dell’assemblea, durante la quale le 41 fonderie associate presenti hanno deciso all’unanimità di affidare a Fabio Zanardi, presidente e CEO di Zanardi Fonderie S.p.a., con sede a Minerbe in provincia di Verona, la guida di Assofond per i prossimi quattro anni.

«Inizio questo mandato assistendo alle dinamiche impazzite dei prezzi che, ormai da mesi, affliggono tutta l’industria manifatturiera e impattano in modo drammatico nel nostro settore», ha detto Fabio Zanardi commentando la situazione vissuta dalle fonderie in questi ultimi mesi. «Oltre al trend esplosivo dei metalli, partito circa un anno fa e che mantiene tuttora elevate le quotazioni delle materie prime metalliche anche a causa delle strozzature lungo le catene di fornitura, da qualche tempo è in atto un’allarmante crisi energetica che sta producendo fiammate inflattive su tutte le commodity».

Zanardi subentra a Roberto Ariotti, al vertice di Assofond dal 2013 e attualmente presidente del comitato esecutivo del CAEF, l’associazione europea delle fonderie. «Ringrazio il past President per il costante impegno dimostrato in questi ultimi otto anni al fianco di tutti noi – ha detto Zanardi – e gli faccio il mio in bocca al lupo per il lavoro che sta portando avanti in sede europea».

In parte grazie agli interventi dal palco, in parte per la necessità di condividere le proprie opinioni dopo un così lungo tempo di distanziamento, il pubblico in sala non ha fatto mancare il dibattito. Il trend economico globale genera, del resto, preoccupazioni e timori. Le imprese di fonderia, nella loro posizione strategica di interconnessione tra più filiere, vivono un momento che le vede compresse fra i costi crescenti dei fattori produttivi e le difficoltà di approvvigionamento di materie prime, da un lato, e la complessità del mercato dall’altro, con le ovvie difficoltà che si incontrano nella contrattazione con i clienti per adeguare le dinamiche commerciali alla nuova situazione.

Nonostante le tensioni che caratterizzano il momento attuale, il clima dell’assemblea è stato tutt’altro che pessimista: ha piuttosto rafforzato il senso di appartenenza all’associazione. L’esperienza maturata durante la crisi finanziaria del 2008-2011 prima e quella della pandemia poi restano due validi modelli su come procedere, in termini di comunità, nell’affrontare i problemi. Oggi ci sono nuove sfide – la transizione ecologica su tutte – che devono essere affrontate con il coraggio con cui ci si pone di fronte alle novità, ma senza lasciarsi trasportare né dall’euforia, né dallo sconforto. Per farcela – questo è il messaggio emerso dai molti interventi – l’opera delle realtà associative sarà ancora determinante. A dispetto delle critiche spesso mosse all’associazionismo di impresa, in un momento di grande complessità saranno una volta di più proprio le comunità di categoria a fare da catalizzatori di sentiment e problemi, oltre che da incubatori per sviluppare le soluzioni più concrete e percorribili.


ASSEMBLEA GENERALE, PARTE PUBBLICA: LA RIPRESA DOPO LA PANDEMIA E LA TRANSIZIONE ECOLOGICA AL CENTRO DEL CONVEGNO

Le fonderie fra ripresa e transizione”. È con questo titolo che, una volta conclusi gli impegni istituzionali, si è celebrata la parte pubblica dell’assemblea. Un evento cui hanno preso parte circa duecento persone in platea, oltre ad altre sessanta circa collegate da remoto. Durante il convegno si è fatto il punto sui temi chiave per il settore, in un momento caratterizzato da un clima di forte incertezza.

Superata di slancio la pandemia – nei dodici mesi che vanno da settembre 2020 ad agosto 2021 l’indice della produzione industriale delle fonderie è stato superiore ai valori fatti segnare nell’ultimo anno pre-pandemia, il 2019, e solo di poco inferiore al dato del 2018, uno degli anni migliori in assoluto per il settore – le fonderie si trovano ad affrontare grandi incognite già fortemente impattanti nell’immediato ma probabilmente destinate ad avere effetti strutturali nel medio-lungo periodo: «La prima, – ha sottolineato Zanardi – è rappresentata dagli alti costi e dalle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime. Una situazione che dura ormai da qualche mese e ci sta creando non pochi problemi. La seconda contingenza, che è invece esplosa nelle ultime settimane, è quella relativa ai costi insostenibili per le commodity energetiche. Una situazione complicata per tutti, tanto più per imprese energivore come le nostre. Un terzo fattore critico, forse oggi oscurato dalle contingenze appena citate, è la disponibilità e la competenza del capitale umano, che inevitabilmente porta con sé tutte le complessità di un mondo in costante e rapido cambiamento, e che è un fattore determinante del successo di qualsiasi industria. Il tutto va necessariamente e urgentemente legato alla transizione ecologica e agli obiettivi che l’Europa si è data con il pacchetto “Fit for 55”, che inevitabilmente alza il livello di complessità essendo fortemente correlata non solo alla sostenibilità ambientale, ma anche a quella economica e sociale. La voce di Assofond, insieme a quella delle altre associazioni di fonderie europee, è la più autorevole per quanto riguarda gli aspetti di transizione nel nostro specifico settore. Dovere di Assofond è quindi farsi parte attiva di questo processo di transizione, come peraltro già iniziato dal mio predecessore, esercitando la propria autorevolezza con competenza, chiarezza e trasparenza, individuando e proponendo azioni, tecnologie e tempistiche che aiutino le istituzioni a intraprendere direzioni veramente sostenibili a 360 gradi».

Proprio sul tema della transizione ecologica e della difficile congiuntura che il mondo produttivo sta affrontando in questi mesi si sono concentrati i relatori invitati al convegno, che si sono confrontati in una tavola rotonda con la partecipazione di Giorgio Arfaras (Direttore della Lettera Economica del Centro Einaudi), Matteo Di Castelnuovo (Associate Professor of Practice Sustainability della SDA Bocconi), Carlo Mapelli (Docente di metallurgia al Politecnico di Milano), oltre al neopresidente Fabio Zanardi e al presidente uscente Roberto Ariotti.

«Il rimbalzo dopo la pandemia ha una duplice natura – ha detto Arfarasuna grande crescita della domanda (per il ritorno alla normalità e per l'accumulo di risparmio durante la crisi), e un'offerta limitata (per i minori investimenti e per la riduzione delle scorte come frutto della crisi). Ciò ha mostrato la vulnerabilità delle value chain e del just in time quando si ha una crisi. Dal che si deduce che, con il tempo, la distanza fra domanda e offerta di materie prime e di servizi di trasporto dovrebbe ridursi e quindi i prezzi dovrebbero flettere. In ogni modo, il gran ciclo al rialzo delle materie prime trascinato per oltre un decennio dall’urbanizzazione cinese dovrebbe terminare per la crisi del settore immobiliare di questo paese. L’incognita è la transizione ecologica. Potrebbe esserci una carenza di energia non rinnovabile in presenza di una minor offerta di energia rinnovabile. Carenza che trarrebbe origine dai minori investimenti dei produttori di non rinnovabili che vedono chiudersi la prospettiva per le loro attività nel futuro».

«Il 2021 – ha sottolineato invece Matteo Di Castelnuovoè stato un anno in cui si è verificata una serie di eventi naturali particolarmente negativi e drammatici che ci hanno ricordato come e quanto il cambiamento climatico stia fisicamente impattando il nostro pianeta. La scienza ci dice chiaramente che per rallentare il riscaldamento globale e i suoi effetti più catastrofici, è urgente prima tagliare e poi azzerare le emissioni di gas serra. Per fare questo dobbiamo necessariamente accelerare la decarbonizzazione della nostra economia, ovvero ridurre o meglio eliminare l’utilizzo di combustibili fossili, cioè carbone, gas e petrolio, e adottare tutte quelle tecnologie verdi e quei comportamenti, anche individuali, che consentano di ridurre l’inquinamento e il consumo di risorse naturali, con l’obiettivo di creare un sistema industriale e sociale più sostenibile per noi e per le generazioni future».

«Una transizione ecologica sensata – ha argomentato Carlo Mapellipuò avvenire a mio avviso puntando non su una singola linea di sviluppo, ma deve comprendere una visione articolata e diverse tecnologie. L’elettrificazione, per certi settori, è già un dato di fatto: le fonderie italiane, per esempio, hanno già da anni in larga parte sostituito i forni a carbone con forni elettrici. Questo ci pone da un lato in una situazione di vantaggio, perché usiamo molto meno carbone di molti altri Paesi, Germania inclusa, ma dall’altro, paradossalmente più in difficoltà di fronte alla necessità di ridurre ancora le emissioni. Per farlo bisogna, infatti, implementare tecnologie non ancora consolidate o che, anche se già sviluppate come la produzione di idrogeno verde, comportano dei costi energetici e degli investimenti molto più elevati rispetto alla semplice sostituzione di un forno. Servirebbe, quindi, un approccio graduale, che contempli anche l’utilizzo di altre tecnologie per arrivare all’obiettivo: cattura della CO2, utilizzo di biocarbone e biometano, produzione di idrogeno blu con stoccaggio dell’anidride carbonica».

«La decarbonizzazione dei settori cosiddetti “hard to abate” (acciaio, cemento, chimica, ceramica, carta, vetro e fonderie) è la vera sfida – ha detto Ariottidel prossimo decennio. Abbiamo stimato (in uno studio redatto in collaborazione con Boston Consulting Group) che l’implementazione delle nuove tecnologie e delle attività di ricerca e sviluppo necessarie costerebbe alle imprese di questi settori, nei prossimi 10 anni, circa 15 miliardi di euro. Una cifra enorme. Siamo determinati a lavorare per raggiungere questo obiettivo, ma non possiamo farlo da soli. Con Confindustria e le altre associazioni di settore abbiamo proposto al Governo di costituire un fondo per la decarbonizzazione dei nostri settori, così da accelerare la transizione energetica e la sostenibilità ambientale dei processi produttivi. Questo fondo permetterebbe alle nostre aziende di mettere in moto investimenti in grado di generare un impatto positivo sul PIL di circa 10 miliardi fino al 2030, consentendo il sostegno a circa 150mila posti di lavoro qualificati».

Dalla tavola rotonda che ha concluso il convegno è emerso in maniera chiara come il Green Deal di Bruxelles rappresenti una doppia sfida: un obiettivo da raggiungere, certo, ma anche su cui avviare un profondo dialogo con le istituzioni, non per ridimensionarne le ambizioni, ma per cercare di ragionare su tempi e modi per raggiungerle. È necessario, infatti, definire parametri adeguati alla realtà dei fatti e liberi dalle illusioni ideologiche che le istituzioni politiche troppo spesso tentano di seguire. Per quanto nobile possa essere la meta, i rischi di compromettere un ecosistema produttivo fatto di aziende e posti di lavoro che, qualora si insistesse sull’attuale agenda, potrebbero essere messi in discussione, sono reali. Ma è ancor più necessaria la consapevolezza che, appena oltre i confini europei, il mercato segue regole della concorrenza meno rigide. Di conseguenza, ciò che di virtuoso è stato raggiunto finora e sarà ancora raggiungibile nei prossimi anni potrebbe avere ben meno valore se confrontato con altre realtà i cui standard di sostenibilità sono significativamente inferiori a quelli raggiunti dalle imprese italiane ed europee.


Il convegno "Le fonderie fra ripresa e transizione" è un evento Assofond realizzato con il contributo di (clicca sull'immagine per leggere il profilo delle aziende sponsor):