Back Istat: l'economia italiana resiste ma il caro energia minaccia la crescita

Istat: l'economia italiana resiste ma il caro energia minaccia la crescita
clima economico
21/05/2026

La stima preliminare del Pil per il 1° trimestre è del +0,2%

L'economia italiana resiste agli shock e cresce più della Germania, ma fatica a fare un cambio di passo come quello compiuto dalla Spagna, mentre il caro energia e le pressioni inflazionistiche pesano sulle prospettive di sviluppo. Lo rileva l'Istat nel suo rapporto annuale, in cui fotografa un Paese che sconta ancora "criticità strutturali" legate alla debolezza della produttività e ai ritardi negli investimenti in innovazione, digitalizzazione e sostenibilità.

Lo scenario per l'Italia, spiega l'istituto, resta caratterizzato dalla prevalenza di rischi al ribasso. Tuttavia, le stime più recenti dei principali previsori italiani e internazionali indicano comunque il mantenimento di un ritmo di crescita simile a quello osservato nel 2025. Nel dettaglio, l'anno scorso il Pil è aumentato in termini reali dello 0,5%, dopo lo 0,8% del 2024. Questa crescita è stata sostenuta dalla domanda nazionale (+1,5 punti percentuali), trainata dai consumi delle famiglie (+1%) e dalla ripresa degli investimenti fissi lordi (+3,5%, dopo il -3,1% dell'anno precedente). La domanda estera netta ha invece sottratto 0,7 punti alla crescita, per effetto di un aumento delle importazioni in volume (+3,6%) superiore a quello delle esportazioni (+1,2%).

Il confronto con le altre maggiori economie europee nel 2025 evidenzia per l'Italia una performance economica inferiore alla Francia (+0,9%) e soprattutto alla Spagna (+2,8%), ma superiore a quella della Germania (+0,2%). A trainare l'attività sono stati i servizi e le costruzioni, sostenute dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), mentre la manifattura ha continuato a mostrare segnali di debolezza. All'interno del comparto industriale, la tenuta dei settori ad alta tecnologia contrasta con la flessione dei comparti tradizionali e di quelli a maggiore intensità energetica, più vulnerabili agli shock sui costi.

Le prospettive per il 2026 tra tensioni e resilienza
Per quanto riguarda l'anno in corso, le prospettive economiche sono fortemente condizionate dall'aggravarsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Queste dinamiche hanno determinato negli ultimi mesi una forte risalita dei prezzi energetici — con il Brent che ad aprile ha superato i 120 dollari al barile — e una ripresa delle pressioni inflazionistiche. Il processo di stabilizzazione dei prezzi, che risultava consolidato nel 2025, è ora messo a rischio dalle nuove spinte al rialzo sulle quotazioni delle materie prime energetiche, che potrebbero incidere negativamente sul potere d'acquisto e sull'attività economica.

Questo clima di incertezza ha provocato un forte peggioramento della fiducia dei consumatori a partire da marzo. Le imprese sembrano mostrare una maggiore resilienza, pur avendo registrato anch'esse un deterioramento del sentiment ad aprile.

In un contesto non certo semplice, la stima preliminare del Pil italiano per il primo trimestre del 2026 ha comunque indicato una variazione positiva dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, portando la crescita acquisita per l'anno in corso allo 0,5%. Note positive arrivano anche dal mercato del lavoro che, secondo l'Istat, ha proseguito la sua fase di espansione, caratterizzata da un aumento dell'occupazione stabile e da una riduzione della disoccupazione, pur permanendo un ritardo nel tasso di occupazione rispetto alla media europea.

Il rapporto annuale integrale è disponibile a questo link